mercoledì 18 maggio 2011

IL BRUTTO DELLA DIRETTA (di Fede)

Ebbene sì, mentre vi scrivo, la Fabite ha colpito la mia dolce metà.
Dopo mesi di attenta osservazione del soggetto, posso dire con certezza che la causa della crisi corrente è proprio questa. E purtroppo, devo ammettere di essere stata io, in parte, a spianare la strada al morbo, indebolendo le difese immunitarie del soggetto con le mie paure.
L'umore è a terra, ma sto raccogliendo tutte le mie forze per cercare di combattere questo male.
Purtroppo i risultati di questa battaglia non sono certi, potrebbe accadere qualunque cosa, ma ho deciso di raccontare i miei (e di Emy) tentativi, messi in atto per far regredire la malattia, in diretta, e spero di avere la forza per aggiornare costantemente la cronaca di questa impresa.
E se anche le cose andranno male, non potrò dire di non averci provato... Chissà che non impari qualcosa di nuovo e non ci guadagni in autostima?
Tuttavia, per vincere la guerra (o almeno per provarci) è necessario vincere, di volta in volta, diverse battaglie.
Ecco quindi gli obiettivi che tenterò di raggiungere, sperando che tutti insieme, rappresentino quella particolare alchimia in grado di annullare, almeno in questo caso, gli effetti disastrosi della Fabite:
  • Scopo primario: far rinsavire il soggetto colpito.
  • Scopo secondario (ritenuto utile al raggiungimento dello scopo primario) : non annullarsi o uccidere la propria autostima.
 Ora, io di autostima non ne ho mai avuta molta, ma penso potrete facilmente immaginare come stia adesso: depressa, vuota, fuori forma... Più del solito!
Fino ad oggi, mantenere un approccio comprensivo con i Fabitici non mi ha portato a grossi risultati. Sto optando quindi per una terapia d'urto, per la quale è necessario avere un minimo di sicurezza in sé. E questa sicurezza può derivare solo da un adeguato auto addestramento-convincimento: il mondo è pieno di ragazze perfette dentro e fuori, è vero, ma è anche vero che se non piaccio per prima a me, come posso piacere a lui? Quindi da oggi in poi, inizierò a tentare di convincermi e di convincerlo che ce l'ho solo io! Sperando comunque di non scadere mai nella pericolosa superbia!

Presentazione generale del soggetto.
 Maschio, bianco,  con un matrimonio senza lieto fine alle spalle. Situazione economica stabile, ma non esattamente rosea. Gran lavoratore e anche gran bel ragazzo. Pemuroso, sensibile, responsabile, giocherellone quanto basta, sincero. Decisamente scarsa autostima.

La storia.
Dopo anni, l'amicizia diventa amore ed iniziano le richieste costanti, disperate, ma mai pressanti (in modo da non risultare oppressive e poco comprensive nei miei confronti) , di un mio trasferimento a casa sua.
Splendidi progetti sul comprare una casa insieme, sul rendrere il suo appartamento il "nostro" appartamento, sul viaggiare insieme, sullo stare a casa e vivere una vita normale insieme, sull'invecchiare insieme.
Causa preoccupazione maniacale nei confronti dei propri genitori, la sottoscritta decide di affrontare con loro la cosa, gradualmente... Troppo gradualmente!
Novembre 2010 (mese cruciale: in questo periodo ci sono picchi di Fabite, che manco la Peste nel Medioevo!) , il soggetto entra in crisi: se lei non si è trasferita fino ad ora, ci sarà un perché > sono inadeguato > lei non potrà mai essere felice.

Tentativi.
In seguito ad accertamenti vari, interrogatori e sedute ipnotiche, volti a stabilire che non ci sia un'altra "donna" di mezzo, numerosissimi tentativi diplomatici sono stati intrapresi (tramite conversazioni virtuali e reali) per convincere il soggetto che sono convinta che sarei felice con lui.
Tutto inutile, la Fabite ha preso il sopravvento, colpendo nella variante "cane alterosclerotico che si morde la coda" : le stesse paure continuano a girare in tondo nella mente del soggetto e tornano ad assillarlo pochi secondi dopo essere state dissipate. In poche parole, una Fabite auto-fagocitante, in cui il soggetto è contemporaneamente controvittima di se stesso, cadendo in un vortice di paura che sembra impossibile spezzare o invertire.

Esempio:
X: E se poi ti penti, perché non ho nulla da offrirti? :-(
F: Ma no, tranquillo, mi basta il tuo amore, per il resto affronteremo le cose insieme e le risolveremo, come tutte le coppie normali. Credi forse che gli altri non abbiano mai problemi e non discutano mai? A meno che l'amore non ti sia passato... :-)
X: No, no, io ti amo, non potrei amarti più di così! :'(  Hai ragione... E' normale litigare... E i problemi si affrontano insieme... E se poi ho un momento buio e penso che tu pensi che io penso sia per colpa tua e allora penso che ti sei pentita, perché in fondo non ho niente da offrirti? ç_ç  Io ti amo da morire, ma forse è meglio se rimaniamo amici...

"Ti amo da morire, ma forse..."   No caspita. Niente "forse" . O mi ami da morire o restiamo amici, ma quel forse proprio non può starci, perché equivale ad un eterno limbo che uccide entrambi.
Capirete quindi che dopo tanti mesi di tentativi come controvittima comprensia-remissiva-diplomatica, credo sia arrivato il momento di dare una smossa alla situazione. O è amore o è "solo" amicizia, e questo va stabilito con chiarezza.
Ma visto che per vie diplomatiche alla fine di tutti i discorsi c'è sempre quell'incertezza, penso sia naturale pensare che forse la Fabite non abbia ancora ucciso il sentimento e che sia necessario cercare di fare tutto il possibile per guarire il soggetto e farlo tornare sui suoi passi, optando per un meno corretto "Per il nostro interesse HO preso questa decisione" , che potrebbe far uscire allo scoperto la reale attuale decisione del Fabitico.

Effetto sorpresa.Partire un sabato mattina e presentarmi senza preavviso alla porta del soggetto, per un democratico "Ho deciso che da oggi viviamo insieme" . Lo shock non può che portare ad un bivio netto: sì o no. Dove sì è una coppia che si ritrova e no è una conferma del ritorno all'amicizia, senza dubbi o illusioni che logorerebbero il rapporto.

Personal trainer.
Per compiere questo passo è necessario recuperare un po' di stima di sé e in questo Emy sarà la mia personal trainer, con consigli su come ritornare in forma fisicamente sì, ma soprattutto psicologicamente.
Inutile dire, cari affezionati lettori, che ogni consiglio in merito sarà valutato volentieri e con cura, anche perché al momento sono talmente insicura ed instabile da pensare tutto ed il contrario di tutto nel giro di pochi secondi, fra crisi di pianto, attacchi di panico e momenti di semi-incoscienza-vigile, in cui do l'impressione di essere piuttosto tranquilla.

Ed ora, rimbocchiamoci le maniche (e incrociamo tutte le dita) ... C'è un duro lavoro da sbrigare e dobbiamo organizzarci per bene per fare in modo che la Fabite, almeno in questo caso, abbia le ore contate.

giovedì 12 maggio 2011

TERZA FASE (di Emy)

Care/i amiche/i,
data la bontà e la dolcezza delle uova di Pasqua e delle pastiere in cui mi sono rifugiata nelle ultime settimane, voglio essere più generosa e comprensiva nei confronti delle vittime e delle contro-vittime di questa piaga sociale. Certo, siamo arrivati allo stadio finale, al punto di non ritorno, ma non è il caso di gettarci nella disperazione proprio ora. Anzi, forse dovremmo imparare a trarre dei vantaggi da questa situazione..!
Vi premetto che sto scrivendo in piedi, sul treno, schiacciata tra un signore maleducato e maleodorante e un genio di ragazzo che ha pensato bene di occupare tutto il corridoio con la sua (letteralmente) lurida bici; quindi siate comprensivi se doveste trovare qualche sfondone!  Apro parentesi: sono sempre più convinta che Trenitalia sia organizzata da soggetti affetti da Fabite! Oltretutto continuano i mega-ritardi seguiti dal tipico “Ci scusiamo per il disagio”. Ma quale disagio? Ripagatemi le ore di permesso, piuttosto! Ecco sto andando fuori tema…  :S  (Fede conferma anche per Alitalia!)
Parliamo, quindi, di questa fase così spaventosamente chiara. I segnali hanno lasciato il posto alle conferme e le litigate somigliano sempre di più alla Santa Inquisizione! Ormai (fateci caso) non si tratta più di avere o meno ragione; la follia regnerà sovrana al punto da non avere più la minima idea di quale sia la causa scatenante dello screzio. Verrete accusate di cose assurde o di aver anche solo immaginato di farle. Vi verranno rinfacciate questioni vecchissime che mai e poi mai si potrebbero collegare alla situazione discussa. Insomma, ci manca solo che vi ritroviate un rogo costruito in giardino!
Non so se avete avuto l’occasione di vedere su youtube il video di Giuseppe Simone, uno squilibrato che odia le donne in tutte le loro sfaccettature e che dall’8 marzo ci sta regalando varie perle di saggezza nei suoi video. Ci rivolge insulti a tutto spiano e ci accusa di cose che, tra l’altro, fanno anche gli uomini, anche se in modo più naturale…  (della serie “vi spiego come capire se la vostra ragazza scorreggia!”). È una figura davvero raccapricciante e il suo evidente disagio nella vita e nelle relazioni quasi mi fa pena. Decisamente, oltre ad essere un donatore universale di Fabite (perché a quanto pare c’è anche chi vorrebbe esserne contagiato!), questo pazzoide avrà avuto senz’altro anche gravi problemi con la figura materna di riferimento! Un caso estremo, certo, che però vi fa capire a cosa si può spingere una persona che apparentemente vi sembra normale. Sui giornali se ne sentono tante; bisogna stare attenti, oggigiorno, a chi si frequenta!
A questo punto, come in ogni post, mi sembra ragionevole trasmettere una parte della mia esperienza. Riprendendo il discorso della rottura davanti al Colosseo, ci tengo a precisare quanto le persone possano assumere atteggiamenti incomprensibili anche agli occhi dei più empatici. Era ovvio (per lui) che quel “Non ti amo più” fosse solo un modo per “spronarmi” e per farmi rendere conto della pesantezza del nostro rapporto. Bel modo, complimenti! Infatti, era anche scontato che subito dopo si potesse riprendere la relazione senza rancore! Voglio sperare che anche voi, come me, siate dell’opinione che la fiducia sia difficile da recuperare e che le delusioni non possano essere cancellate con un colpo di spazzola. Un “non ti amo più” per me vuol dire “mi è difficile starti accanto perché non amo più ciò che fai/sei, non ti sopporto mentre ti giri nel letto durante la notte e la sola vista dei tuoi vestiti sparsi per la casa mi fa rabbrividire/entrare in depressione!”. Quindi come si può pretendere di iniziare da capo? Iniziare cosa? Che rimane in una coppia dopo aver perso l’amore? Dopo che la fiducia è andata a farsi friggere per aver scoperto inganni e sotterfugi degni del più abile porta-Fabite?  (come sapere  che la tua dolce metà ha letto il tuo diario in lungo e in largo ed ha puntato sul suscitare gelosia inscenando una specie di tradimento, solo per aver letto che trovavi carino un ragazzo!). Cavolo, mi è successo veramente di tutto, ormai è difficile stupirsi. Una volta, per esempio, sono uscita con un ragazzo che diceva di essere follemente innamorato di me. Una mattina, dopo una settimana piena di sviolinate e di presentazioni a suoi amici, sono costretta ad andare al pronto soccorso per un’urgenza e quindi a rimanerci per molte ore. Preoccupata (stupidamente) per lui, che non aveva mie notizie dalla mattina, gli mando un messaggio dalla barella su cui ero sdraiata per avvisarlo dell’accaduto. Ecco la sua risposta: “Ah, mi dispiace! Io sono al mare con i miei amici… Si sta benissimo e ci stiamo ammazzando dalle risate! Sono troppo forti! Ci sentiamo dopo”. Da pazzi! E il giorno dopo si è anche presentato a casa mia con un peluche e una banalissima scusa della serie “Mi dispiace, non è colpa tua, sono io che sono così!” (e vorrei vedere!), seguita da lacrime fintissime. Quella volta sono riuscita ad essere fredda e lucida e a cacciarlo via senza troppa sofferenza, ma è pur vero che allora si trattava del primo stadio.
Per farvi un esempio dell’ultimo, invece, vi propongo la mia prima quasi vera relazione, nata con il mio migliore amico dell’epoca. Io ero cotta a puntino essendo più piccola di qualche anno e senza esperienze, quindi non mi accorgevo della stranezza dei suoi comportamenti (come vedersi solo di sera in posti non frequentati dai suoi amici). Poi lui era particolarmente dolce, quindi dopo tre mesi pensavo di poter stare relativamente tranquilla! A Natale mi invita a cena (per la prima volta) a casa sua con tutti i suoi parenti (nonnina compresa) e dopo una settimana, di punto in bianco, mi dice che non se la sente di continuare e che non è pronto per una storia seria. Cavolo hai fatto tutto te per tre mesi e ora te ne esci così? Potevi pensarci prima! Sicuramente prima di portarmi a cena dai tuoi per la vigilia, prima di dedicarmi milioni di canzoni e di intasarmi il telefono con messaggi sdolcinati. Questo era chiaramente un caso patologico da ultimo stadio. Un cambio di idee così radicale non è tipico delle altre fasi, in cui il soggetto si presenta ancora troppo indeciso per prendere una qualsiasi posizione. Sì, possono bastare anche solo tre mesi per sfociare nel BIVIO ACUTO, dipende da quanto il soggetto sia infetto al primo incontro. Senza contare che se si parte dall’amicizia diventa molto più complesso il riconoscimento dei sintomi, perché si tende a comprendere e a giustificare la situazione dell’altro.
Insomma, il succo è che la Fabite è una malattia con cui non si scherza. Bisogna rimboccarsi le maniche ed evitare contagi, facendo attenzione agli spazzolini condivisi, all’ascolto di canzoni degli 883 (è accertato ormai il collegamento con la Fabite allergica) e tenendosi alla larga da giudizi espressi a tutto spiano senza tener conto dei contesti inopportuni (come urlare “Ma che cavolaaaata” durante la scena madre di un film, insieme ad una massa di persone che ti guardano storto! Che solitamente potrebbe sembrare una cosa divertente, ma non se l’individuo si sente perennemente investito da una saggezza fuori dal comune!).
Care contro-vittime, tenete duro. Verrà il giorno del riscatto!

Emy

giovedì 21 aprile 2011

TERZA FASE (di Fede)

Ci scusiamo con i nostri affezionati lettori per la prolungata assenza, dovuta ad impegni di lavoro, ricerche-studi-organizzazione di convegni sulla Fabite e vicissitudini varie.
Ma non temete: mai e poi mai potremmo abbandonarvi al vostro destino e lasciarvi combattere la vostra battaglia da soli, senza il supporto del nostro vademecum del bravo Fabite-fighter!

Per continuare il nostro trattato in merito a questo argomento, passiamo ad analizzare quella che è la fase acuta della malattia, il picco massimo raggiungibile (fino ad ora studiato) , il punto di non ritorno: il BIVIO ACUTO.

Acuto
, perché il male è all'ennesima potenza, ormai la malattia è conclamata e i sintomi sono troppo evidenti per poter negare che il contagiato abbia sicuramente qualcosa che non va.
Bivio, perché a questo punto la situazione può prendere due strade totalmente diverse.
1) Il soggetto impazzisce, se ne rende conto e non si fa più rivedere (meglio per voi, ma attente alle Ricadute).
2) Il soggetto impazzisce, NON se ne rende conto (o non vuole) e continua vigliaccamente a trascinare la storia, sfruttando il senso di colpa-responsabilità-immolazione-sopportazione del vostro lato di contro-vittima (cosa che accade anche durante le Ricadute stesse) .
Gli estratti presi dalla vita reale relativi a questa fase, data l'enorme quantità, meritano un post a sé.
Detto ciò, soffermiamoci sul'argomento Ricadute, troppo spesso sottovalutato.
Ricadute. Già, perché entro un anno (periodo variabile) dall'auto-allontanamento del soggetto contagiato, il suo ritorno è ancora possibile e sarà probabile che la contro-vittima lo accolga, dandogli la famosa "seconda chance" che non si nega a nessuno.
Non fa una piega, per carità, ma nel caso vi ritrovaste in questa descrizione sarà bene tenere a mente che il detto "Tentar non nuoce"  , in questo caso, è una grandissima... AHEM! E' un grande errore di valutazione: tentare nuoce eccome!
Ma, come al solito, gli esempi pratici basati sulle esperienze personali valgono più di mille parole:

"Basta, siamo solo amici, non ti amo più!" --- 3 mesi di silenzio assoluto --- "Ciao, come va? Ci vediamo, così parliamo? Rimani a dormire da me?"

La contro-vittima non si rende conto che la Fabite è ancora annidata nel corpo del suo lui.
Notate bene:
  • "Come va?"  > dopo 3 mesi di damnatio memoriae, dovuta al fatto di gradire un genere musicale piuttosto che un altro, è ovvio che non può andare bene. Ma la domanda, assurdamente semplice, serve a farci credere nella sua buona fede: la prima difesa è abbassata.
  • "Ci vediamo, così parliamo?"  > sarebbe più corretto dire "Così parlo". Anche voi parlerete, ma lui non vi sentirà: il soggetto capterà solo qualche parola qui e là dei vostri discorsi e la userà contro di voi per rigirare la frittata a suo piacimento; non capirà le vostre ragioni, rimarrà della sua opinione e pretenderà, infastidito, che la accettiate. Raramente il soggetto si addossa (o finge di addossarsi) ogni colpa, tornando alla fase di tappetinaggio. La contro-vittima inizia a dubitare di sé e delle proprie convinzioni: anche la seconda difesa è abbassata.
  • "Rimani a dormire da me?"  > qualunque piega prenda la discussione, nella fase della Ricaduta il capo malato si riappacificherà con voi. E spesso anche le controvittime ci ricascano, rimanendo di nuovo intrappolate nel crescente vortice di follia.
Il potente virus ha ottenuto ciò che voleva; in questo momento la contro-vittima è debole e confusa, perché il malato è tornato all'improvviso, dopo una così lunga assenza, lasciando a lei la decisione finale:  dire di sì e forse umiliarsi, facendogli capire che non aveva sperato altro per tutto il tempo o dire di no e compromettere la storia con un uomo (?) che alla fine di tutto (pensano) si è reso conto di amarla davvero?
Spesso queste povere ragazze tentano una sorta di resistenza, in fondo, il dolore, accumulato in mesi di permanenza in un limbo dove si è finite senza capirne la reale ragione, non può essere cancellato con un semplice colpo di spugna.
Ma queste blande recriminazioni non scoraggiano il malato che, anzi, coglie la palla al balzo per attirare definitivamente la contro-vittima nella propria ragnatela, servendosi (più spesso di quanto si pensi) di un'affermazione, apparentemente innocente, che dà il colpo di grazia ad ogni tentativo di resistenza:

"Ma come? Ma, guarda che per me, mica ci eravamo lasciati!" ("... Nonostante siano 3 mesi che ti evito accuratamente, dopo averti detto che non ti amo più!" n.d.F) .

In genere, a questo punto, la contro-vittima si arrende e smette di combattere contro questo terribile morbo, piuttosto lo subisce, accumulando tuttavia esperienza, per quanto traumatica.
Da qui in poi, se vi riconoscete in questa situazione, state bene attente, perché inizieranno ad accadere cose al limite della pazzia e potrete osservare comportamenti tanto assurdi da sfidare la vostra immaginazione.
E se siete coraggiose, e volete sacrificarvi in nome della scienza per studiare da vicino questa malattia, prendete appunti e registrate ogni evento nella vostra memoria: la vostra collaborazione sarà di vitale importanza!


Fede

lunedì 28 marzo 2011

SECONDA FASE (di Emy)

Devo dire che la descrizione di Fede della seconda fase mi ha fatto tornare in mente tanti episodi che la mia memoria aveva rimosso automaticamente, dopo averli classificati come improbabili. In effetti non ho un gran ricordo di tutte le mostruose sceneggiate che ho dovuto subire, forse perché in quel periodo pensavo di esserne la causa! Ogni giorno mi impegnavo a dare il massimo e a fare sacrifici per la persona che amavo. Trascinata dalla finzione di un rapporto “speciale”, non c’era giorno in cui non sentissi il bisogno di fare anche solo una piccola sorpresina o di accontentare i suoi desideri. Solo ora, invece, capisco quanto tutte quelle energie siano andate in gran parte sprecate. Come il boomerang di un film su Robinson Crusoe, che Paolo Villaggio aveva costruito con tanta fatica e che tirava per cacciare, ma poi puntualmente gli ritornava sulla testa. Ebbene sì, non è detto che ciò che semini poi lo riesci a raccogliere. Può sempre arrivare qualcosa di non calcolato che spazza via tutti i tuoi punti fermi (in questo caso la Fabite!). Povere quelle persone che sono convinte di averla aggirata. Povere, perché un bel giorno si ritroveranno a guardare il tramonto davanti al Colosseo e si sentiranno dire “Sai, non ti amo più… Non come prima! Ma se vuoi possiamo riprovarci…!”. Sì, mi è capitato anche questo. Ma in realtà non riguarda la fase che stiamo affrontando ora, quindi ne riparleremo più in là.
Concentriamoci su questa fase: l’Idilliaco Bipolarismo. Idilliaco perché? Perché quando inizia ti sembra ancora di vivere in un sogno con il ragazzo che volevi e le cose che più desideravi. Anche quando lui sembrerà lontano anni luce da te e dal tuo modo di fare, ti avvinghierai a questa visione perfetta che hai di voi e concluderai riconoscendoti delle colpe mai avute. Bipolarismo, invece, poiché il soggetto tenderà, come abbiamo più volte ribadito, a confondere le sue impressioni e le sue idee: della serie “No, le zucchine mi fanno ribrezzo!” e poi lo ritrovi a mangiare con la sua coinquilina un piatto abnorme di zucchine grigliate e gamberetti alla piastra… Per di più il brav’uomo in questa fase è entrato in un momento di rinnegamento totale: qualunque cosa/persona/opinione sarà soggetta ad una puntuale confutazione da parte sua. E’ ovvio che rientra nella cerchia solo ciò che riguarda te! Potrebbe anche arrivare a dire che la terra è piatta pur di dimostrarti quanto NON PUOI AVERE RAGIONE! Ma questa non è che la punta dell’iceberg!
Considerando i punti presi in esame nel post precedente, direi che quello riguardante gli attacchi di gelosia acuta sia il più frequente. Non di rado siamo spettatori di ragazzetti che tormentano povere adolescenti confuse per aver avuto la malaugurata idea di rispondere a uno squillo sul cellulare! E vogliamo contare tutte le volte che dobbiamo sentirci dire “Perché non lasci i capelli ricci? Sei così carina al naturale..." per poi ritrovarci in testa un cespuglio di spinaci dovuto alla massima concentrazione di umidità possibile nell’aria! E il bello arriverà quando lui, paragonandoti alle altre, ti dirà “Beh, certo potevi aggiustarti un po’. Sembri proprio sciatta”. Penserete a noi quando il sangue vi ribollirà nelle vene!
Per incoraggiare la tesi, vorrei citare un giorno in cui  mi capitò di svegliarmi sentendo entrare in casa il padre della mia amica/coinquilina. Il caso ha voluto che quella mattina il bagno fosse occupato, quindi (considerando che non è carino presentarsi con il segno del cuscino in faccia ad una persona che non vedi da circa dieci anni!) presa dal panico, cominciai a sistemarmi sommariamente. È evidente che il mio ex ragazzo, che allora viveva con me, aveva una percezione distorta del correttore perché, di fronte alla mia abilità nel nascondere occhiaie e residui di trucco malandato, mi accusò di volerci provare con quell’uomo. Certo, il padre della mia amica era ed è davvero un bell’uomo, ma come potrei anche solo pensare di provarci con lui???? Ovviamente quella volta ci rimasi molto male e finimmo per litigare, ma all’epoca non sapevo della Fabite! Ancora non ne conoscevo i sintomi e le manifestazioni più variopinte! Per questo stiamo tentando di far emergere questa scottante verità, perché, se mi fossi resa conto prima della gravità e dell’ironia della situazione, mi sarei risparmiata ore ed ore di futili discussioni e non mi sarei tormentata chiedendomi “Ma sono davvero così diabolica come mi descrive?”.
Inoltre mi sembra doveroso lasciare la testimonianza di Fede che di recente mi ha raccontato di quando il suo magnifico ragazzo si è lamentato delle sue calze: il pazzoide sosteneva che fossero troppo larghe, solo per il fatto che si sollevavano dalla pelle… E meno male, direi! E addirittura pretendeva che le cambiasse ogni volta che si intravedeva un filo tirato!!! Bah!
Insomma, finché si tratta di questioni da poco ci può pure stare, ma è su quelle importanti che ti cadono le braccia e che vorresti solo affogare in una mega confezione di Müesli al cioccolato della Cameo! È ora di eliminare dalla faccia della terra questa terribile piaga. Non solo per le generazioni future, ma anche perché siamo stanche di sentirci delle squilibrate solo perché ci piace saltellare per il freddo o perché non vogliamo essere in competizione con la solita “amica del cuore-che non lo è mai veramente"!


Emy

mercoledì 23 marzo 2011

SECONDA FASE (di Fede)

In seguito alla rivelazione improvvisa delle prime stranezze, si definisce una prima fase in cui agli episodi di Fabite si alternano momenti di lucidità: ormai è palese il delinearsi di una situazione anomala (ignorata dal soggetto malato) che tuttavia lascia spazio a momenti di normalità, spesso causa di false speranze nelle contro-vittime.
Ci è sembrato dunque opportuno dare a questa fase il nome di Idilliaco Bipolarismo, momento dalla durata variabile e gradualmente tendente al peggioramento.
Osservando più da vicino il soggetto colpito, è subito evidente la sua totale ignoranza riguardo il proprio stato mentale compromesso: il soggetto non sa o non vuole ammettere di essere malato, è convinto di comportarsi in maniera normale ed irreprensibile, e, anzi, gli sembra che sia la sua compagna (cioè noi e voi) ad avere degli atteggiamenti indisponenti.
E' qui che, secondo la mia esperienza, entrano in gioco almeno tre dei sintomi descritti nella presentazione del quadro generale sulla Fabite:
  • Repentini cambiamenti di opinione sul senso della vita e delle cose
  • Attacchi di gelosia acuta, alternati ad indifferenza totale
  • Manie di persecuzione e vittimismo cosmico verso tutti e tutto
Analizziamo nel dettaglio ciascuno di questi sintomi, servendoci come sempre di esempi pratici, tratti da eventi realmente accaduti.

Repentini cambiamenti di opinione sul senso della vita e delle cose.
"Che bello! Davvero disegni e frequenti un corso di fumettistica? Che fico!"

E' facile lasciarsi ingannare da una frase innocente come questa, che non farebbe presagire a nessuno un totale invertimento di opinione che arriva nel giro di pochi giorni (se non di poche ore)

"Eh, sempre a fare 'sti disegnini infantili!"

Oppure: "Che animo sensibile che hai, ti piacciono gli animali!" > "Che p***e co' 'st'animali!"

Per non parlare dei casi di Doppio Invertimento:

"Ecco, tu già lavori, invece di continuare gli studi!" (ma nel momento in cui riprendi in mano i libri, sacrificando la tua occupazione) "Ecco, tu studi invece di lavorare!"

E ancora:

"Dài, passiamo il pomeriggio al parco, porta la palla!" (ma non appena ci si incontra) "Ma che fai, hai portato la palla?! Che figure mi fai fare?!"

Il soggetto può manifestare anche segni di insofferenza nei confronti di geometrie e patterns vari, che fino ad allora non avevano sortito in lui particolari reazioni: i calzini a righe, che fino a ieri sembravano così allegri ed originali e che vi caratterizzavano così positivamente, ora sono ai suoi occhi degli immondi orrori che turbano i suoi peggiori incubi, una vergogna per il mondo, e lui non può davvero sopportare di dividere la sua esistenza con voi.
Si riscontra inoltre un'alterata percezione della realtà: una gonna blu a tinta unita, nella sua mente, si trasforma in un'improbabile gonna a pois, che neppure Minnie avrebbe il coraggio di indossare, con le consegenze di cui al punto precedente.

Attacchi di gelosia acuta, alternati ad indifferenza totale.
Qualunque essere vivente, che non sia egli stesso, non è un "potenziale rivale", ma è quasi certamente l'oggetto del vostro sicuro tradimento nei suoi confronti.
Accarezzate il cane del vicino? E' ovvio che avete delle strane manie nei confronti della bestiola o che state puntando quantomeno al suo proprietario.
Parlate con suo fratello, mentre aspettate che il vostro lui si allacci le scarpe? State entrambi tramando alle sue spalle e chissà che un giorno non progettiate di ucciderlo per rilevare la sua parte di eredità.
Avete un lavoro full-time in un ambulatorio veterinario che chiude alle 20:00? Impossibile: probabilmente staccate alle 18:00 ed impiegate il tempo restante in orge che vedono protagonisti voi, il direttore sanitario e tutti gli altri infermieri della struttura. E il fatto che abitiate lontano dal posto di lavoro non è un valido motivo per non essere a casa in una decina di minuti dalla fine dell'orario di lavoro. E perché indossare un camice, quando la sua migliore amica, segretaria di un avvocato, indossa un elegante tailleur? E' logico pensare a strani giochi erotici.
Lavorate presso uno studio dentistico privato? Troppo strano, non si sono MAI visti ambulatori privati, collocati in appartamenti condominiali debitamente modificati. I dentisti lavorano SOLO ed ESCLUSIVAMENTE in strutture ospedaliere pubbliche. Per cui è evidente la vostra relazione amorosa con il dentista, anzi: "Chissà cosa farete chiusi in casa sua, SOLI, tutto il giorno?!"
E poco importa se siete delle mezze suore i cui spostamenti, tutti prevedibilissimi, si limitano al triangolo casa-lavoro-chiesa e al massimo deviano verso casa sua.
Poco importa se il vostro telefono è sempre raggiungibile, a qualunque ora del giorno e della notte, nel caso lui abbia bisogno di voi.
In quei momenti, per lui non siete altro che delle furbe faine che tentano di ingannarlo in ogni modo, fingendosi creature innocenti, proprio come il resto del mondo.
A ciò si alternano momenti di indifferenza totale, durante i quali potreste indossare, per colpire la sua attenzione, abiti che restituirebbero la vista ad un cieco, che invece lui non nota affatto "Visto che belle le scarpe di quella signora?" o che, al massimo, liquida con un "Sì, che carino... Visto che belle le scarpe di quella signora?"

Manie di persecuzione e vittimismo cosmico verso tutti e tutto.
A questo punto, la reazione della contro-vittima non si discosta da quella che avrebbe un qualunque altro essere raziocinante: sorpresa, sbigottimento, disorientamento, ricerca di una spiegazione logica che possa giustificare questi momentanei attacchi di follia.
E' qui che ci si rende conto dell'ignoranza, da parte del capo malato, riguardo la propria condizione, poiché esso reagisce come se fosse egli stesso la vittima di un complotto universale, ordito nei suoi confronti.
Lo state tutti perseguitando con le vostre accuse, gli state col fiato sul collo con le vostre insinuazioni e lui non sa davvero cosa fare con voi.
Non lo capite più, siete cambiate (da che pulpito vien la predica!) e, dopo lagnanze e piagnistei vari, l'unica soluzione che riesce a trovare per difendersi dalla vostra ottusa cattiveria è la fuga o comunque l'allontanamento della vostra influenza negativa: "Lasciamo perdere, tanto è inutile... Facciamo che siamo solo amici!"

Fede